Come su una nuvoletta…

E’ passato ormai quasi un anno dall’ultimo articolo che pubblicai qui. Un anno letteralmente volato, trascorso come se mi fossi ritrovata su una nuvoletta di fumo: un giorno costruivo qualcosa, mi sentivo di avanzare verso un obiettivo, il giorno dopo era tutto, quasi come per magia, scomparso, svanito… Come sparisce il fumo, in un battito di ciglia!

Finché ieri, chattando per caso con una persona conosciuta tempo fa con cui condivido la stessa passione per il mondo arabo, non propriamente un’amica quanto più che altro qualcuno che incroci sul tuo cammino una volta sola e che poi resta là, silenziosa ma presente e preziosa, viene fuori che questo blog è qualcosa di ben pensato, un luogo in cui “si ha l’impressione di entrare nel diario di qualcuno”, qualcosa di persona ma al tempo stesso coraggioso perché non parla tanto e solo di curiosità culturali ed artistiche di matrice arabo-islamica ma soprattutto di me e del mio rapporto, in questi anni, con tutto questo.
Così, in un attimo, si sfatano tutti quei miti in negativo che in passato mi vedevano come un’alunna che proprio non sapeva scrivere in italiano o meglio che sapeva farlo ma senza esprimere un granché (ebbene sì – ahimè – fin quasi ai tempi dell’università e della mia prima tesi di laurea!!!)… e così stamattina le parole sono uscite quasi da sole, forse più per me, che per voi; più per quell’effetto quasi catartico, liberatorio che la scrittura (di getto, non scrivo mai in brutta… Sapevatelo!) ha su di me e chissà che magari, oltre a servire a me, questo blog non serva anche ad altri. Ora più che mai.

Quest’articolo vorrei dedicarlo a quella sensazione di stare come su una nuvola che mi ha accompagnato quest’anno (con la speranza che mi abbandoni d’ora in avanti, lasciando spazio più ad un bell’arrosto… e non tanto solo al fumo!), ma anche a questa persona che, con così poco, è stata davvero capace di smuovere qualcosa dentro di me. Per questo lo dedico al fumetto arabo, con particolare attenzione a uno degli ultimi di mia conoscenza, tradotto in italiano da Enrica Battista: Marmellata con laban (come mia madre è diventata libanese)” di Lena Merhej ed edito da Mesogea.
Il graphic novel, pubblicato nel 2011, racconta la storia della madre dell’autrice di origine tedesca, che arriva in Libano negli anni della guerra civile. Con un senso dell’umorismo a dir poco brillante, la fumettista ci racconta la complessità vissuta da sua mamma, che impara pian piano a convivere, anche in modo divertente, con una cultura, un popolo, un paese differenti, a volte anche difficili da capire.

Proprio in questi giorni si sta tenendo una sorta di tour letterario di questo fumetto condotto da autrice e traduttrice, impegnate in laboratori, seminari, live drawing e incontri con il pubblico in varie città del nord Italia. A Torino arrivano il prossimo lunedì 28 (alle 16 presso l’Università di Torino, palazzina Aldo Moro in collaborazione con Gruppo Anzaar) e martedì 29 marzo (alle 18.30 presso la Libreria Trebisonda di Via Sant’Anselmo 22 per un Live drawing musicato + incontro dal titolo “Laboratorio culturale autogestito Manituana”).

Lo ammetto, come per i circoli di lettura di cui vi dicevo nel mio ultimo articolo, anche dei fumetti non sono una grandissima amante (li sto riscoprendo ora, grazie a un figlio settenne che si sta appassionando a “Topolino”… E come biasimarlo, del resto!): sarà perché forse perché già solo l’etimologia di questa parola deriva dall’inglese con cui non ho un bel rapporto (tranquilli, c’è qualcosa e qualcuno che mi aggrada e con cui vado d’accordo…), il termine balloon, ad indicare la nuvoletta di fumo dalla quale fuoriescono i dialoghi dei personaggi. Il fumetto, inoltre, ha proprio origine americana, per la sottoscritta altra pecca… e solitamente è un genere letterario molto diffuso e per lo più rivolto ai bambini, almeno all’inizio, quando nacque. Approdò in Italia soltanto nei primi del ‘900, dove le famose nuvolette, in cui venivano riportati i dialoghi dei protagonisti, divennero didascalie in rima a piè di ogni vignetta.

In passato relegati, quindi, a ruolo secondario, appannaggio dei bambini, da una decina di anni a questa parte fino ad oggi, in particolare nel mondo arabo, i fumetti parlano anche agli adulti. Considerati ora un’arte completa, sono strumento di divulgazione storica e non solo, espressione e voce del quotidiano, non necessariamente dall’approccio politico, come si è soliti pensare, quanto più che altro fungono da specchio della realtà.

Nel mondo arabo hanno una lunga e ricca storia, sono parte integrante della cultura, arrivando a trattare anche tematiche importanti e ricorrendo sempre più spesso alle diverse varianti dialettali della lingua araba. L’uso della forma dialettale è quasi come uno schiaffo alla cultura centralizzata, sovente imposta dall’alto: è proprio dal ricorso al dialetto che nasce la questione della legittimità del fumetto arabo.

E’ infatti corretto parlare di un “fumetto arabo” propriamente detto? O forse, un po’ come capita per tanti altri aspetti di questa cultura, sarebbe più opportuno parlare di un fumetto marocchino, tunisino, egiziano,… ? Qualche anno fa, nel 2015, fu proprio questa la questione focus del Festival internazionale del fumetto tenutosi al Cairo, in Egitto.

L’anno scorso seguii un incontro online dal titolo “Chiacchierando sulle nuvole: il fumetto nel mondo arabo” a cui presero parte proprio Enrica Battista, esperta arabista e ricercatrice, nonché amante del mondo arabo e lettrice instancabile sempre alla ricerca di novità, qui nella veste di responsabile di Arabook.it, di Kutubiyat, una libreria specializzata in editoria in lingua araba nata nel 2007 da una sua idea, Simona Gabrieli, fondatrice della casa editrice ALIFBATA con sede in Francia a Marsiglia e Maria Laura Romani, studiosa di fumetto arabo.
In quell’occasione scoprii l’esistenza di fumetti come “Carnet d’Orient” di Jacques Ferrandez sull’Algeria coloniale, “Le pain nu” di Abdelaziz Mouride, adattamente grafico dell’omonimo romanzo di Mohamed Choukri e primo fumetto pubblicato da Alifbata, per il quale il fumettista fu incarcerato e soltanto grazie all’intervento di Amnesty International riusì negli anni Ottanta (precisamente nel 1982) a pubblicare dal carcere un altro fumetto per adulti che parlava degli anni di piombo marocchini, dal titolo “Dans les entrailles de mon pays”.

Non esistono ancora, tuttavia, delle vere e proprie collane editoriali dedicate a questo genere letterario nel mondo arabo: è ancora qualcosa di underground, una sorta di spazio esplorativo nuovo, in termini di grafica ma anche di linguaggio (il dialetto, appunto) utilizzati… Uno spazio a cui ricorrono non solo singoli autori, ma sempre più spesso gruppi di persone, veri e propri collettivi.
E’ il caso, ad esempio, di Samandal, fumetti in arabo, francese e inglese, nato in Libano nel 2007, di Tok Tok, esempio di fumetto autoprodotto da un gruppo di giovani artisti del Cairo sorto in Egitto nel 2011, a ridosso della rivoluzione o ancora nel 2013 in Tunisia il Lab619, collettivo di disegnatori tunisini che realizzano una rivista trimestrale di fumetti, e Skefkef in Marocco, poi ancora nel 2015 Masaha (Iraq), Garage (Egitto) e Habka (Libia)… e poi c’è Tosh Fesh, un’organizzazione senza scopo di lucro avente l’obiettivo di incoraggiare i giovani artisti emergenti nell’arte della caricatura e dei fumetti in tutto il mondo arabo.

Alcuni di questi fumetti sono stati tradotti anche in lingua italiana, come quelli segnalati in questo articolo da Elisa Pierandrei: secondo Enrica Battista, tradurre in una lingua europea queste opere, qualsiasi essa sia, stimola anche altre traduzioni ed edizioni in questa direzione, creando un vero e proprio ponte tra culture.

E allora, non mi resta che dire viva il fumetto e chi lo scrive e lo traduce affinché ci si avvicini, in un modo forse molto più divertente, leggero ma non superficiale, a questo mondo (ironia della sorte vuole che questi fumetti per adulti si sono diffusi proprio negli stessi anni in cui, laureandomi, abbandonavo il mondo accademico e, purtroppo, anche quello legato a questa lingua e cultura… Perché, a volte, la vita prende altre strade…).

E viva e grazie ad Enrica che mi ha fatto ritrovare oggi la voglia di scrivere!!!

Per saperne di più:

www.arabook.it/blog-1/fumetti/
editoriaraba.com/2018/11/12/il-fumetto-arabo-con-samandal-barrack-rima-e-alifbata/
www.swissinfo.ch/ita/cultura/–al-comix-al-arabi–_il-soffio-primaverile-dei-fumetti-arabi/35338122
energivity-consulting.com/it/fumetti-arabi-in-effervescenza/
tlamri.blogspot.com/2005/08/il-fumetto-arabo-e-il-caso-algeria.html

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